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La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
POLITICA
14 settembre 2008
Pensieri e azioni


Al buio di una camera si pensa meglio o forse si finge meglio di farlo.
Le uniche luci arrivano dalla strada, sono gli occhi dei palazzi di fronte
 che insonni almeno quanto me sussurrano fioche, ma persistenti.
Gli aerei volano bassi e percorrono rotte a me ignote, sono comunque carichi,
pieni di aspettative.
Sono in viaggio, anelano ad arrivare comunque in qualche luogo.
Quando si pensa invece non è detto che si arrivi necessariamente in qualche luogo,
proprio no o forse non sempre.
Si viaggia nei pensieri come si galleggiasse a riva.
Ho idea che in realtà non si smetta mai di pensare è piuttosto
la consapevolezza di farlo che nobilita e rende solenne quell'istante.
A me capita di farlo in modo oltremisura soddisfacente mentre corro e
tutto trova nella mia mente un ordine, una collocazione, uno spazio comodo.
Adesso è proprio come se galleggiassi a riva, mi cullo tra i miei pensieri
e le luci fioche che illuminano la notte mi fanno compagnia.
Oggi un tizio si lamentava dei continui ritardi dei treni e
come spesso capita cercava lo sguardo di sconosciuti vicini
per non sentirsi un solitario imprecatore antisociale e sovversivo.
Io ho incrociato il suo sguardo e devo essergli sembrata partecipativa e
concorde alla messa in suffragio dei bei tempi fascisti che furono, quando tutto
arrivava in orario e si stava meglio quando si stava peggio.
Me ne sono accorta quando ha preso a rivolgermi insistentemente la parola.
Come spesso accade stavo pensando ad altro.
Ho cercato di assumere l'espressione più vaga che conosco,
per farlo desistere dal pormi domande retoriche sui problemi
drammatici delle ferrovie italiane, ma non devo essere stata convincente.
E chi frequenta le stazioni sa bene che le imprecazioni per i ritardi
sono solo l'anticamera per ben altri discorsi che si inanellano
come per incanto, senza nemmeno dover star lì troppo ad evocarli.
Mentre non ascolto, ma cerco di essere credibile nel sembrargli di farlo,
guardo i titoli dei giornali.
Un giovane di colore, di soli 19 anni, residente a Milano è stato ucciso
brutalmente con una spranga di metallo  perchè accusato di aver rubato
un pacco di biscotti.
Ammesso e non concesso che Abdul e l'amico avessero taccheggiato
nel bar dell'omicida un pacco di biscotti, pare che l'omicida abbia compiuto la spedizione punitiva
con il figlio gridando frasi razziste, quelle che
i leghisti rivolgono a giorni alterni a meridionali, extracomunitari, omosessuali...
Forse è un fenomeno isolato, ma forse se esponenti del governo
pronunciano e proclamano lo stesso odio che altri sentono anche proprio
 e trasformano in azione è quantomeno imbarazzante.
Non so perchè, ma mi è venuto da pensare al caso Sofri.
Si fa un gran parlare della campagna d'odio che i militanti
di Lotta continua mossero contro il commissario Calabresi.
Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani
sono stati condannati a 22 anni di carcere, non per l'inoppugnabilità
delle prove, ma perché le accuse di un pentito, formulate a sedici anni
di distanza coincidevano con le convinzioni di alcuni giudici su quel caso:
Lotta Continua aveva condotto la campagna contro Calabresi,
dunque Lotta Continua doveva avere anche la responsabilità
penale del suo assassinio.
Le campagne d'odio sono o non sono colpevoli d'omicidio
qualora vengano messe in atto da esecutori materiali che vi aderiscono?
Se non lo sono Sofri non dovrebbe essere in carcere o la Lega non dovrebbe
essere in Parlamento.
E' solo un pensiero sia chiaro.




permalink | inviato da vulvia il 14/9/2008 alle 0:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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