Le tradizioni italiane sono in pericolo, s’adunino le folle. Sarà forse stato questo il nobile movente che ha spinto alcuni militanti di Lotta Studentesca, vicini al gruppo di Forza Nuova, a fare irruzione ieri nella sede romana dei Radicali inchiodando crocifissi e seminando volantini di propaganda oltreché panico. Già perché la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in accoglienza di un ricorso presentato da una cittadina italiana, ha stabilito che «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Ma cosa può importare ad un italiano ciò che stabilisce un la Corte europea di fronte al dramma collettivo che va in scena in questi giorni: la perdita delle tradizioni?
Basterebbe ascoltare il profetico ministro della difesa Ignazio La Russa che durante la trasmissione La vita in diretta, in onda su Raiuno, ha dichiarato a più riprese la sintesi eloquente del suo pensiero riguardo alla possibilità eventuale di rispettare la sentenza di Strasburgo: «Possono morire, ma il crocifisso resterà nelle aule. » Molti gli esponenti politici che si sono strenuamente espressi affinché il crocifisso rimanga presente in tutte le aule scolastiche, sta lì in angolo non disturba la lezione, non fa mai assenze ingiustificate e lasciamolo dov’è. Non trascurabile l’interessante posizione di Pierluigi Bersani, novello segretario del Pd: «Io penso che su questioni delicate qualche volta il buon senso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che antiche tradizioni come quella del crocifisso non possano essere offensiva per nessuno». Così s’espresse anche il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini «Come governo non condividiamo affatto l’assunto della sentenza: è un pronunciamento del tutto insensato che offende i popoli e le nostre tradizioni». Insomma dalle dichiarazioni emerse si evince che le sentenze della corte europea sono opinabili e che le tradizioni sono la nostra fonte primaria e fondamentale del diritto.
E se son le tradizioni che contano e se il crocifisso è una tradizione per i cattolici e se tutti abbiamo diritto ad avere le proprie a qualcuno è venuto in mente su Facebook di creare un gruppo per chiedere “La pizza margherita in aula è un simbolo della nostra tradizione». Il risultato? Circa 9.000 iscritti. Insomma se il laico a cui la corte europea riconosce il diritto di seguire le lezioni in un aula dove non vi sia alcun simbolo religioso deve tollerare la presenza del crocifisso perché la più alta espressione delle tradizioni del popolo italiano, quest’ultimo avrà pur il diritto di vedere rappresentate anche le tradizioni che sente a sé più vicine? Ebbene no. Infatti il gruppo dei sostenitori della pizza Margherita è stato prima chiuso dai gestori della piattaforma, il motivo è “vilipendio contro la religione cattolica”. Il gruppo è stato poi riaperto, ma miracolosamente il nome del gruppo è mutato e i 9.000 iscritti si sono ritrovati a condividere un irrefrenabile desiderio: “Vorrei baciare una persona dal vivo tra i miei contatti fb”. Le reazioni degli iscritti non si sono fatte attendere: Maurizio Mei: Mi sono iscritto ad un gruppo totalmente diverso e trovo vergognoso che mi iscriva d’ufficio a questo. Chi lo amministra, con quale autorità e perchè? E dov’era lo scandalo nel gruppo precedente? E perchè non si cancellano gruppi come “tu stacchi il crocifisso io ti stacco le mani”? Vergognatevi”. Cecilia Brugnoli: Faccio l’insegnante, sono pacifica, moderata e quando ci vuole anche nicodemista. Ma ora mi avete sbriciolato i nervi. Intendo FODERARE la mia aula di Pizze, Amari Lucani, Lambrette e reliquie di muro di Porta Pia. Tutti simboli della nostra tradizione.
E allora diciamo francamente che a contare realmente sono solo le tradizioni cattoliche e che i laici sono la minoranza da far soccombere e intimidire al di là d’ogni diritto e buon senso. Così il crocifisso, che ai più ingenui pareva un evidente simbolo religioso, dopo la sentenza di Strasburgo pur di farlo rimanere inchiodato al suo posto è divenuto una tradizione imprescindibile. E le tradizioni vanno rispettate e imposte se necessario. E così giunge la notizia che la famiglia che aveva presentato l’istanza alla corte europea di Strasburgo per la rimozione del crocifisso è stata minacciata, con corredo di manifesti offensivi con i volti di tutti i componenti della famiglia che osò sfidare la hubrys, chiedendo lo schiodamento del crocifisso, quest’ultima idea geniale del sindaco leghista di Cittadella Bigonci che ha anche ripetutamente chiesto al sindaco di Albano la revoca della residenza immediata. A Offagna invece, in provincia di Ancona, chiunque venga sorpreso con le manine intento a toglier crocifissi in aule ed uffici pubblici, pubblici per così dire via, incorrerà nel pagamento di una multa di ben 500 euro, questo quanto stabilito La all’unanimità dal consiglio comunale della cittadina assai devota. Stessa decisione è stata presa dal sindaco di Ostra Vetere, Massimo Bello, che anzi si ripromette di inchiodarne in quei luoghi ove ancora non ve ne sia uno in bella mostra. I diritti dei laici non devono essere in conflitto con le tradizioni cattoliche dello Stato italiano. Le tradizioni dei laici non devono essere in conflitto con le tradizioni cattoliche dello Stato italiano. E i laici andassero a farsi crocifiggere.
Anna Esposito da Giornalettismo
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vulvia il 13/11/2009 alle 16:8 | |