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Nihil potest homo intelligere sine phantasmate



Glenn Gould, Chromatic Fantasy BWV 903, J.S. Bach


Citar le sentenze medioevali non è grave, pare.
Viaggiare in ascensore come se si fosse incapsulati
in un una navicella spaziale diretta negli anfratti dell'Universo
che non conoscono la gravità terrestre, grave non potrà essere di sicuro.
M'è venuto in mente per via di strani rumori metallici stridenti che
odo mentre l'abitacolo malmesso arranca a salire fino al settimo piano.
Avrà i suoi motivi di affannare così, tanti anni di servizio,
signore e bambini sempre più obesi e irrequieti
aumentano nonostante la crisi. Mangeranno inquietudine, forse.
L'acustica in un ascensore potrebbe prestarsi per un concerto
sinfonico, disponendo ogni elemento rispettivamente all'altezza di ogni piano,
tutti perpendicolari al piano Terra, inteso come quello immediatamente
sotto al primo piano. Lo specchio in ascensore serve a rendere meno angusto lo spazio
e più interessante il tempo, si discute sempre amabilmente con la propria
immagine riflessa, basta non darle mai torto. Aristotele chiama le immagini della mente
phantasma e phantasìa, dal verbo phainomai,
"mostrare", ciò che si mostra in noi come figurazione.
Le comparse sagomate della nostra mente.
Lo specchio è denso di phantasmi, come sale d'attese interminabili
,come occuperanno il loro tempo?
Procurerò loro qualche rivista da leggere.
Homo faber phantasie suae, dico io.

Pubblicato il 9/11/2008 alle 9.54 nella rubrica ....

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